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L’ammontare delle somme contestate dal Fisco; lo stato dell’eventuale contenzioso; la presenza di debiti Iva e il raccordo con le rottamazioni delle cartelle già in corso. Come spiega il Sole 24 Ore, sono questi i quattro fattori che renderanno fattibile e conveniente la cosiddetta pace fiscale, lo strumento che va incontro a “coloro che hanno fatto la dichiarazione dei redditi” e “per chi è in contenzioso con Equitalia” sottolinea Salvini. Non un condono e nemmeno una misura rivolta ai grandi evasori fiscali, ma a coloro che faticano a pagare le tasse in anni di crisi.

Non sono ancora stati chiariti i dettagli della pace fiscale. Di certo, c’è che ci sarà un tetto di reddito e che si potranno regolarizzare le posizioni debitorie pagando solo parte del dovuto. Non tutte le categorie di lavoratori e imprenditori potranno ottenere il via libera al patto col Fisco. Innanzitutto, dipenderà da quanto  contesta il Fisco. Poi dallo stato del contenzioso, se già iniziato. E ancora la presenza dei debiti Iva e – spiega il Sole– “il raccordo con le rottamazioni delle cartelle già in corso”

LA SOGLIA – La pace fiscale avrà due caratteristiche principali: soglia a 500.000 euro(non è più 100mila euro) e tre aliquote per la riscossione poste al 6-15-25% a seconda della situazione oggettiva del contribuente. Il motivo? Quasi la totalità dei 871 miliardi di tasse non riscosse sono in mano ai piccoli evasori, con cartelle inferiori ai 100mila euro. Peccato che di quella cifra enorme, secondo le Entrate lo Stato può sperare di recuperarne solo 50 miliardi. Che però sono al 70% in mano a evasori con cartelle superiori ai 500mila euro. Ecco perché la Lega vorrebbe alzare la soglia della pace fiscale a 1 milione di euro, per recuperare più risorse da spendere altrove.

PENDENZE COL FISCO – Il governo dovrà decidere quale sarà il limite massimo per poter aderire alla pace fiscale e ogni contribuente verrà valutato sommando tutte le cartelle pendenti o se queste verranno considerate in maniera separata.

STATO DEL CONTENZIOSO – Si parla di escludere quelle pendenti in Cassazione (in totale l’11% dei contenzioni aperti), considerando invece quelle con un procedimento in primo o secondo grado (ma c’è da capire a quali date il giudizio deve risultare pendente per accedere alla pace fiscale). Se dunque avete un processo in atto, c’è ancora da aspettare per sapere se converrà aderire alla sanatoria o arrivare fino in fondo al contenzioso.

TIPO DI TRIBUTO – Chi ha cartelle esattoriali sull’Iva, e non su Ires o Irap, alla fine è probabile che pagherà di più rispetto ad altri. Non è poi ancora chiaro, scrive il Sole, se nella pace fiscale saranno compresi anche i debiti contributivi e quelli con gli enti locali (es: Tari).

IVA fuori dalla pace fiscale

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